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Per Roberto Saviano.
-solidarietà a chi ha il coraggio di denunciare-










"Vorrei imparare dal vento a respirare
dalla pioggia a cadere
dalla corrente a portare le cose
dove non vogliono andare
ed avere la pazienza delle onde di andare e venire,
ricominciare a fluire"
...
Tiromancino: "Imparare dal vento"



 

"Spingendo quotidianamente i nostri limiti riusciamo,
a piccoli passi, a superare le paure
che ci vietano o ci limitano
il possesso della nostra esistenza"
Angelo D'Arrigo





"L'amore non domina ma forma, e questo è più"
Wolfgang Goethe, "Favola"




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23 maggio 2008

la fata del lago e la sirena

 

Mi trovai tra pesci dalle sembianze umane, nuotavano volteggiando sulla scia delle correnti. Si sfidavano a compiere le più strane acrobazie che chiamavano per nome. Catalogate una per una e suddivise per difficoltà. Partivano a turno e si osservavano l’un l’altro. Provavano piacere nel vedere i compagni di avventura divertirsi o riuscire in qualche evoluzione. Alcuni accompagnavano i movimenti con un suono sguaiato, altri imprecavano ad ogni errore, altri aspettavano la corrente più forte in silenzio.

Tra tutti uno aveva una luce diversa nello sguardo.

Qualcosa di più serio.

Catturò subito la mia attenzione.

Per lui mi feci sirena.

Non una sirena qualunque, non dalla sfavillante bellezza, non provocante, ma una sirena dagli occhi dolci, capaci di leggere negli abissi più profondi.

I pesci dalle sembianze umane, divertiti dalla mia presenza mi invitarono ad unirmi a loro. Provai ad imitarne i movimenti.

Capii subito il motivo di tanta gioia.

Si respirava il mare in quelle correnti.

Potevo sentirmi, quasi parlavo con la mia anima.

Suoni cupi, solenni.

Per un po’ mi feci trascinare dai loro giochi e dimenticai il motivo della mia visita.

Iniziai a volteggiare in modo maldestro.

E quel volteggiare era molto di più.

Mi costrinse a misurare ancora una volta le forze, a parlare lingue dimenticate, echi.

Provai paura per quanto dolore avevo raccolto e iniziarono a scorrere lacrime dolci, che al contatto con il sale cristallizzavano in minuscoli diamanti.

Ripercorsi torrenti, accarezzai le rocce più aguzze, raccolsi un fulmine e sentì vibrare ogni molecola. Ancora una volta il doloroso ricordo che tutto scorre…migliaia di visi si specchiarono nel laghi: lessi l’amore negli occhi dei templari, la sconsolatezza delle streghe condannate alla solitudine, la stanchezza dei cavalli da soma, la condanna dei briganti, la paura di chi fugge e la bramosia di chi insegue, ho visto il suono che produce il pianto di un bimbo mai nato negli occhi di una mamma.

Ricordi, che rivivranno un giorno in chi coglierà quei diamanti.

Quasi avevo dimenticato lui, presa a volteggiare .

Incrociai il suo sguardo.

Rimase sorpreso.

Si fermò per un secondo, come se si fosse accorto della mia vera natura… Mai avevo scorto prima uno sguardo simile specchiarsi nel lago. Chiusi gli occhi per un istante. Sono sicura che anche lui fece altrettanto. Un pensiero solo. Due occhi limpidi che si specchiano. Un abbraccio che fa fondere due gocce d’acqua. Non c’è amore. L’amore forma, brama. Unisce e separa. Non c’è forgia di parole. Non c’è suono.

Tutto sembrò fermo, immobile. Il cuore si colmò di una sensazione nuova: speranza mista a fiducia…di chi incontra un suo simile e può confidare quanto si è portato in grembo fino ad allora, sicuro di essere compreso.

Suoni cupi, solenni. Di onde che si infrangono, e che scompaiono in schiuma per poi ritornare senza far perdere energia alla loro natura. Suoni leggeri di brezze estive che soffiano sul bagnasciuga ornato da conchiglie.

Intravidi un sorriso.

Capii...potevo tornare nel mio mondo di specchio per occhi bugiardi perché in quell’istante avevo vissuto la mia vita da sirena.

Capii…e tutto ebbe senso: il perché un giorno sentiamo l’istinto di prendere sembianze definite ed iniziamo a cercare qualcosa di simile a noi in quanto ci circonda come se dovessimo compiere una missione.

Alcuni la chiamano felicità, altri la chiamano realizzazione, integrazione, sopravvivenza.

C’è un istante in cui tutto si svela per la sua vera natura. Ed allora il tempo perde significato, così come la necessità di avere una forma.

Con quel sorriso nel cuore, ricordai che tutto scorre.

Nei secoli mai rividi tanta purezza, tanta gioia e mai potei distinguere se fosse la mia, talmente in quell’istante non distinguevo le nostre anime.

Il pesce dalle sembianze umane, caricato dalla mia energia, compì un evoluzione che lo portò oltre tutte le correnti dell’oceano, qualcuno lo vide volteggiare per l’ultima volta con gli occhi serrati, come a non voler far scappar via gli ultimi frammenti di un’istantanea. Si narra che risalga le correnti dei torrenti, accarezzi le rocce più aguzze, raccolga fulmini e senta vibrare ogni molecola, alla ricerca del canto di una sirena.




permalink | inviato da unmondologicodisogni il 23/5/2008 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

15 marzo 2007

Aspettando la stella del nord

Quasi 27 primavere…

Sento il bisogno di fare un punto della situazione.
Della mia vita e di quest'ultimo mese, dove tutto è cambiato.

Sono tanti anni, eppure non so ancora che vorrei fare, non so ancora dove starò, e non posso fare la minima previsione perché potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.

Tutte le certezze -come sempre- sono appese ad un filo.

Sento che poco dipende da me…e l’unica cosa che posso fare e non chiudere mai gli occhi per rilassarmi un minuto. Troppe volte proprio in quel momento ho perso tutto…e ciò che ho tra le mani ora è troppo prezioso, troppo importante per lasciarlo scivolare via. A volte però ne sento il bisogno…vorrei chiudere gli occhi e lasciarmi cullare dalle sue braccia, sapendo che in qualunque momento deciderò di riaprirli sarà ancora là a sorridermi.

E’ sempre troppo rischioso affidare la propria felicità ai sentimenti: tutto è legato ad un filo sottile che unisce due persone…basta un attimo, e due fili che correvano paralleli diventano uno solo…senza calcolare quali possano essere i vantaggi o meno, dimenticandosi cosa erano stati fino ad allora. Succede e basta. E poi sperano di non dividersi più…ma non possono cambiare la propria natura di fili sottili.

Vorrei restare qui, ad aspettare tutto il giorno il momento in cui potrò correre saltando cespugli e pozzanghere seguita dai miei cani, dimenticando tutto il resto…ma ho fatto una promessa ad una bambina che guardava le stelle. Ventisette primavere sono troppe per essere dimenticate. Sono troppe per aver bisogno di qualcuno sopra ogni cosa e poter pensare di non riuscire a farne a meno…soltanto per la consapevolezza del rischio.

Sono troppe per non avere nessuna certezza…e purtroppo le uniche che ho vengono da me, e mi portano lontano. Per averne delle altre dovrei fare una pazzia: trovare un modo per cui il filo da lenza sottile inizi a diventare d’acciaio…i miracoli dell’alchimia. Ma è solo un tentativo, ed è difficile che riesca. Ci sarebbe un altro modo, meno folle del primo, ma anche meno giustificabile. E’ sempre il solito problema: si è soli in mezzo a tanti che giudicano, puntano il dito, danno un valore arbitrario a qualcosa piuttosto che ad altro basandosi sulla fatica -o la fortuna- per conquistarlo, statistiche matematiche.

-Non c’è nulla da dire a parte ciò che già so. Si potrebbe concludere qui il discorso-.

Intanto continuo a girare come una trottola, cercando qualcuno che prenda la mia testa tra le mani, mi guardi fisso negli occhi, e mi indichi la stella del nord…spero stringa la mia mano e punti il mio indice non troppo lontano dal sul suo cuore.




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 17:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

1 marzo 2007

TORINO-CAGLIARI A/R

Odio gli addii, e per questo spesso scappo senza lasciar traccia, esco in punta di piedi  così come è mia abitudine entrare, sperando che nessuno si accorga della mia assenza. Però ci sono cose, ci sono persone che ti hanno dato tanto, e ogni tanto è giusto dirlo. Quasi doveroso.
Si è chiusa un epoca.
Scappo da questa città.
L’ ho odiata, adorata, ammirata ed ora è parte di me e io di lei.
Sono una delle tante vite che si sono intrecciate sullo sfondo di luci d’artista, luci di natale tra fiocchi di neve.
Il mio primo bicchiere di vino rosso guardando negli occhi un uomo su un ristorante che faceva perdere le proprie luci sul Po.
Un inno da sentire ogni mattina con le lacrime agli occhi sognando di essere altrove,
La prima sbronza;
Le prime fotografie e i primi sogni;
I primi passi nella solitudine;
La paura e la diffidenza nel non conoscere i pensieri, i modi e le abitudini di chiunque incroci la tua strada;
Il dover ripetere il proprio nome innumerevoli volte come se parlassi una lingua straniera;
I pullman pieni di gente e puzze di ogni sorta, dove incrociare sguardi, fare pensieri profondi, perdersi e vagare fino al capolinea;
Studiare, studiare, disperarsi e studiare ancora dopo otto ore di lezione in cui tornavi a casa con il cervello fuso;
I sabati sera passati a dividersi tra i libri e la spesa al centro commerciale;
Le esercitazioni con i compagni di corso dove sentirsi inadeguati, stupidi…fino alle quattro del mattino, e alle otto svegliarsi per aggiungere ancora nozioni su nozioni;
Gli amori più importanti, le delusioni, i tradimenti degli amici più cari;
Il sentirsi in colpa per essere stanchi, avere sonno, essere stufi e non aver studiato abbastanza;
Telefonate e pianti lunghi tutta una notte;
Le bugie;
Abbracciare la montagna per risalirla fino a spiare, nell'oscurità, la vita che scorre ai suoi piedi;
Il sentirsi una goccia in un mare, e camminare spediti senza preoccuparsi di dover salutare nessuno
Il vero amore che speri duri una vita e che riaccende la speranza che il mondo non finisca dove inizia un cielo grigio…
Ho lasciato una vita facile prima di stare qui, dove tutti mi conoscevano, e molti mi stimavano, le vittorie schiacciavano in numero delle sconfitte che nemmeno ricordo.  Ho preso i primi calci nel sedere, e le vittorie da allora in poi non sono mai state piene. Ma ho imparato tanto, di quella conoscenza che nonostante i miei studi non si può  tradurre in nomi, numeri o formule. La porto nello sguardo, nel cuore e sono certa che come tutto tornerà utile al momento opportuno.
Immagini stampate nella memoria mentre la moto scorre lungo il Po, verso i Murazzi, cerco di memorizzare ogni singolo luccichio riflesso. Guardo verso il Monte dei Cappuccini, la Gran Madre, le luci della collina. C’è vento e si vedono le stelle. E’ proprio bella la “mia” Torino.





permalink | inviato da il 1/3/2007 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

31 ottobre 2006

Giornate piene

Una domenica nel formicaio del Salone del Gusto, a farmi largo tra la folla chiedendomi come è possibile che la gente sia disposta a cercare parcheggio per mezz’ora e più, pagare 20 euro per l’ingresso, diversi euro per le consumazioni che non comprendono la coda infinita alla cassa o gli spintoni con tanto di inforcata di stuzzicadenti per divorare gli assaggi mignon da ingurgitare bloccati da chi dietro di te cerca di arraffare l’ultima briciola.

Premesso che tutto ciò l’ho solo osservato: borsa fotografica in spalla, reflex al collo, antichissimo taccuino in una mano, mentre l’altra cercava di riparare il mio prezioso e unico zoom.

Ho camminato per 5-6 ore ininterrottamente cercando di non perdere la bussola in mezzo a frastuono e profumi di caciotte vino e prosciutti, con indosso un giubbotto pesantissimo (non sapevo dove metterlo così non l’ ho potuto togliere).

Io, che piuttosto di non dire nulla che potrebbe sembrarmi inopportuno e sentirmi in imbarazzo non parlo in presenza di estranei, mi sono ritrovata a dover far domande a sconosciuti e fare un sacco di giri per ottenere un pass.

Poi a casa, 1 ora davanti ad un foglio bianco, come al primo tema delle elementari, 1 ora a buttare giù frasi di inizio, 1 ora a decifrare i geroglifici scritti sul taccuino, svariate ore a buttar giù parole e frasi da ricombinare come un puzzle.

Ma alla fine penso di essermi messa alla prova ed era da tanto che non lo facevo. Mi sono sentita meno inutile per qualche istante…poi leggere le righe che avevo scritto con il mio nome sotto…

Ringrazio chi mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza.

Come si può notare sono ancora in clima di temino…

In questo periodo la mia vita è un inferno: tutto il giorno in azienda per la  tesi, quando torno a casa mi aspetta una bolgia (di cui io stessa sono l’artefice al mattino), c’è Rochi da accudire, la tesi da scrivere nel dopocena, ora anche il nuovo impegno…non potrò essere presente come prima fino a marzo ma cercherò di fare il possibile.




permalink | inviato da il 31/10/2006 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa

24 ottobre 2006

UN ANNO CON ROCHI



Invece di scrivere un romanzo banale e scontato...passerò la serata a riempirlo di coccole

P.S il braccio peloso non è il mio ma del mio amico Marco-Marco




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21 ottobre 2006

AUGURI BABBY 22/10 h00:00

22/10   h00:00

Non mi sono dimenticata, non so come potrei...
Sei sempre in me, in ogni cosa che faccio, non posso e non voglio mandarti via...
Certe persone le incontri in dei momenti in cui ti sembra aver perso tutto, che anche io faccio fatica a non credere  negli angeli custodi...sono passati 7 lunghissimi anni...i più lunghi di tutti, e anche se storcerai il naso ora: tu ci sei sempre stato.
Abbiamo dimostrato che l'unica distanza è quella del cuore, ed è quella l'unica che ci ha separati...nonostante le incomprensioni, nonostante i litigi e divergenze io ci sarò SEMPRE.
Non so come stai oggi, non so cosa fai...ma sei sempre tra i primi pensieri del mattino e gli ultimi della sera.
TI VOGLIO BENE



Spero passerai cento di questi giorni e che nel tuo cuore ci sia sempre un angolino per me.




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17 ottobre 2006

Il suono dei ricordi

Avrei voluto spegnere tutto.


Ho messo la musica nelle orecchie.
Volume al massimo.
Giornata da cancellare.
Tra tutte le 300 canzoni proprio lei:

Capodanno.
Sette anni fa.
Casa dei miei nonni, io e lui che ci guardavamo complici.
In macchina allo scoccare della mezzanotte, lo stavamo meditando da giorni: girare attorno ad una rotonda una, due, dieci, finché non ne avremmo potuto più dal ridere…

Nevicò.

Per pochi minuti, tanto che per anni ci siamo chiesti se non sia stata un’allucinazione comune.
Soli in una casa enorme, soli con le nostre risate nel mondo di favola che ci eravamo costruiti.

Tutta la notte a cantare la stessa canzone:

Suzanne takes you down to her place newer the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that shes half crazy
But thats why you want to be there
And she feeds you tea and oranges
That come all the way from china
And just when you mean to tell her
That you have no love to give her
Then she gets you on her wavelength
And she lets the river answer
That youve always been her lover
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that she will trust you
For youve touched her perfect body with your mind.

And jesus was a sailor
When he walked upon the water
And he spent a long time watching
From his lonely wooden tower
And when he knew for certain
Only drowning men could see him
He said all men will be sailors then
Until the sea shall free them
But he himself was broken
Long before the sky would open
Forsaken, almost human
He sank beneath your wisdom like a stone
And you want to travel with him
And you want to travel blind
And you think maybe youll trust him
For hes touched your perfect body with his mind.

Now suzanne takes you hand
And she leads you to the river
She is wearing rags and feathers
From salvation army counters
And the sun pours down like honey
On our lady of the harbour
And she shows you where to look
Among the garbage and the flowers
There are heroes in the seaweed
There are children in the morning
They are leaning out for love
And they will lean that way forever
While suzanne holds the mirror
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that she will trust you
For shes touched your perfect body with her mind.


E' tornato il sorriso...






permalink | inviato da il 17/10/2006 alle 18:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

15 ottobre 2006

Alice






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14 ottobre 2006

Per i maschietti (maggiorenni)

Guardate (se maggiorenni) che roba gira sul cannocchiale!! (presto perchè ho la vaga idea che facciano chiudere bottega).
...se non lo leggete già, magari quando attorno al pc non c'è nessuno!
Capisco i post, ma le foto!
E  quanti ogni giorno leggono!
Ma vorreste davvero che fossimo così? (con tutto il rispetto per la persona che c'è dietro (se non è uno scherzo))...ma posso solo osservarla da un universo parallelo)




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14 ottobre 2006

La quiete dopo la tempesta o l'occhio del ciclone?



Frasi che suonano come un abbraccio invisibile...
Proprio ciò di cui sentivi il bisogno.


Buon week-end




permalink | inviato da il 14/10/2006 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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marzo